The One Minute Scolding: perché urlare ai bambini non serve.

 In Crescita, Maternità e Lavoro

Mi è capitato diverse volte, a cena al ristorante, in fila alla cassa del supermercato, durante una passeggiata, di sentire almeno una mamma e/o un papà urlare ai propri figli.

Intendiamoci, a volte capita anche a me, eppure, un attimo dopo, mi pongo sempre la stessa domanda: perché i genitori urlano tanto?

In realtà va riconosciuta la mancanza di un progetto educativo. Oggi, il genitore, non è più, per fortuna, quella figura autoritaria del passato che fondava il suo rapporto con i figli sulla paura e ne traeva l’ubbidienza (quasi) cieca.

Questo modello è stato giustamente quasi del tutto abbandonato. Ma quale metodo lo ha sostituito? I genitori son diventati sicuramente più teneri e disponibili, non facendo mancare nulla ai propri figli, fin qui niente di male. Ma l’accondiscendenza verso un figlio, la disponibilità al limite del servizievole, è un boomerang che si trasforma in pretesa. “Faccio così tanto per mio figlio – il pensiero ricorrente – possibile che lui non lo capisca?”

E quando il ragazzo non si conforma alle aspettative, il genitore troppo morbido ed emotivo a volte si sente frustrato e finisce per perdere il controllo: la rabbia monta e reagisce gridando o, peggio, ricorrendo alle mani. All’origine di tutto questo c’è un eccesso di accudimento e protezione che viene fatto coincidere con il concetto di educazione dei figli; invece, questo approccio disorienta i ragazzi, generando confusione nell’individuazione dei ruoli reciproci. Crea inoltre confusione nei genitori stessi, che in nome dell’affetto si lasciano magari tiranneggiare, rischiando a loro volta in seguito, per reazione impulsiva, di diventare tiranni.

Dunque, cosa possiamo fare? Da dove possiamo partire?

Torniamo sempre ad un concetto a me caro: regole chiare e coerenza.

L’educazione è soprattutto un fatto organizzativo; occorre una giusta distanza emotiva che consenta ai ragazzi di essere rassicurati sulle cose di cui hanno bisogno, cioè la certezza che i genitori ci siano davvero, e regole chiare, comunicazione sobria e delimitazione dell’autonomia possibile. In poche parole: non fare l’amicone, dando quella confidenza che si è pronti a ritirare violentemente alla prima occasione. Adottare questa linea di azione/comportamento nei primi anni di età del bambino, è un investimento per quando ci si confronterà con l’adolescente, che vorrà giustamente prendere le distanze dai genitori. E i sistemi rigidi di controllo faranno inevitabilmente acqua.

In nostro aiuto, arriva anche il metodo dello Psichiatra infantile Gerard Nelson: The One Minute Scolding (la sgridata di un minuto). La parte più importante del metodo ci dice che il rimprovero per essere efficace deve essere sintetico: non più di sessanta secondi, da oggi orologi alla mano! Badate bene, è realmente così, perché la capacità di attenzione di un bambino è molto breve e ha bisogno di stimoli continui. Dopo un po’ il bambino spegne l’audio e diventa impermeabile a qualsiasi messaggio. Ecco perché le lunghe prediche sono del tutto inutili. Il ragazzino poi, vive un eterno presente, è incapace di proiettarsi nel futuro o di risalire al passato. Frasi del tipo “sabato non esci”, “sta sera niente tv” non hanno per lui alcun senso. Così come trova inconcepibile essere punito in differita, quando papà torna a casa e l’atmosfera è tranquilla, per qualcosa che quasi non ricorda più. L’audio si spegne anche quando, durante i rimproveri, iniziamo a rinfacciare altre cose non connesse con il caso specifico: “…e poi lasci sempre i panni in giro” .

Il rimprovero davanti ad amici o estranei, poi, è quanto di più avvilente possa vivere…meglio prenderlo da parte.

Infine, lo “shampoo” deve essere rassicurante: ovviamente arrabbiarsi con i figli non significa avere smesso di amarli; è vero piuttosto il contrario: ci arrabbiamo proprio perché li amiamo. Il bambino però non lo sa.

È valida anche un’altra regola: a volte una robusta sgridata è inevitabile e necessaria, questo non vuol dire non essere efficaci!

È importante però, insieme alla severità, manifestare contemporaneamente amore, stima e fiducia… siete benissimo in grado di farlo, e ne raccoglierete i frutti man mano che i vostri figli diventeranno adulti

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