Partiamo per le vacanze, con una valigia che rispecchia il nostro IO.

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Conto alla rovescia finito, mentalmente proiettati sulla spiaggia o in riva al lago, silenzio, relax, no stress, zero orari, aperitivi che diventeranno aperi-cene….tanto il tempo si fermerà e non entreremo di certo in ansia per questo…perchè siamo in vacanza….è arrivata finalmente, e niente e nessuno potrà ostacolare il desiderio di “non fare nulla”…

o forse si….PREPARARE LA VALIGIA.

Inutile fingere…a ridosso della partenza, per giorni ci siamo arrovellati al pensiero di cosa portare e alla fine partiremo con le valigie di dimensioni mostruose e, spesso, dai contenuti incongrui rispetto alla nostra destinazione e alle reali necessità.

Per la maggior parte di noi fare la valigie è sempre un esercizio piuttosto ansiogeno e dall’esito incerto…e ci risultano alla fine sempre troppo stipate, sempre inadeguate. E’ la sindrome della “casa portatile”, frutto della nostra paura di staccarci da tutto quello che quotidianamente ci circonda e spesso, ci dà sicurezza.

La sensazione di essere in qualche modo protetti, come a casa.

Molte persone, vivono gli abiti come un modo per esprimere se stesse. A maggior ragione in viaggio, quando sono a contatto con persone nuove, desiderano dare l’immagine di sé che è a loro più congeniale. In effetti, la valigia è un concentrato del gusto, del mondo, anche interiore di una persona. Sarà per questo, oltre che per l’estrema scomodità della cosa, che quando ci rubano il bagaglio abbiamo una sensazione violazione del nostro intimo. E’ come se occhi estranei ci frugassero dentro…e questo è ancor più percepito come una minaccia, quando presso qualche dogana o aeroporto i controllori ci intimano di aprire il bagaglio per controllarne il contenuto…è  il momento in cui, lì, sotto gli occhi di estranei, vediamo il nostro mondo completamente scombussolato.

E qualche volta ci capita di cogliere, con delle intuizioni che si collocano completamente sul piano emotivo, aspetti di noi che prima non conoscevamo. E nella parata di farmaci contro qualunque tipo di acciacco possibile o improbabile, o nel beauty gigante in cui abbiamo stipato creme di ogni tipo e funzione, leggiamo, finalmente, non un eccesso di previdenza, ma la paura di non essere in grado di gestire la nostra fisicità.

Così come emerge, per un istante, la consapevolezza che il vero motivo per cui abbiamo acquistato e portato con noi una serie indefinita di abiti colorati, smerlati, a tratti trasparenti, noi così rigorosi, noi così “sempre nero e così sia”, è il desiderio forte di un cambiamento. La voglia di vivere altri orizzonti, altri cieli, altre relazioni. Altri noi stessi. Attimi, che l’incalzare degli eventi cancella.

Ma che riaffiorano talvolta, nel fluire delle vacanze, in certi pomeriggi di siesta all’ombra, il fruscio del mare in sottofondo, la mente sospesa in quella sorta di limbo che precede il sonno, e portano, benedette le valigie, la voglia di conoscersi meglio e di capirsi di più….e dunque, buona preparazione a voi!

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