“Mio figlio fa il cattivo”….e se non fosse così sbagliato?

 In Crescita

Sorride al mondo, obbedisce ai genitori, è generoso con gli altri, capisce quando sbaglia, accetta i rimproveri e non alza la voce: diciamoci la verità, per tutti i genitori, questo è il ritratto del bambino perfetto.

Ma devo destarvi dall’illusione e dirvi che questo in realtà e’ il ritratto di un bambino che non esiste, perchè i piccoli incapaci di provare sentimenti negativi, di serbare rabbia o rancore, oppure di sperimentare noia, fastidio, antipatia verso gli adulti o i coetanei, sono una favola.

I nostri bambini possiedono una sfera emotiva ricca e complessa, fatta di luci ed ombre e noi non dobbiamo aver paura o vergogna quando manifestano il loro lato oscuro. Piuttosto queste ombre dell’infanzia vanno affrontate, comprese, contenute, poiché negarle sarebbe controproducente per la crescita serena dei nostri figli.

Spesso, da mamma, e ancor più spesso da Psicologa, mi sento chiedere: “Come mai mio figlio, seppur piccolo, si arrabbia, picchia gli amichetti, o manifesta gelosia?…e perchè accade, visto che è coccolato, amato e ascoltato?”

Ebbene, tutto l’insieme di emozioni fondamentali del bambino, compresi i sentimenti negativi, fa parte del suo corredo genetico: fin da neonato, il bambino imita e apprende le emozioni a livello biologico. Con la crescita, poi, si trasformano in sentimenti, emozioni consapevoli legate a un contesto specifico. È qui che entrano in campo i genitori.

Ascolto ed empatia….i nostri alleati.

Una crisi di gelosia nei confronti della sorellina appena arrivata, un graffio al compagno di giochi “colpevole” di aver preso il giocattolo preferito, la frustrazione per un rimprovero: i primi tre anni di vita rappresentano una sfida enorme, a livello educativo, per i genitori.

L’empatia, cioè l’entrare in connessione con gli altri e con le loro esigenze, non è biologica né innata: va insegnata. I bambini non sono angioletti: il ruolo del genitore è quello di mediare le emozioni negative, controllarle e volgerle in positivo.

Nell’immaginario genitoriale permane ancora oggi l’idea del bambino perfetto, in grado di soddisfare il bisogno degli adulti di vedersi come bravi genitori. “Se mio figlio sorride, sono un bravo genitore, se piange, urla, strepita, devo aver sbagliato qualcosa”…..la maggior parte dei genitori starà annuendo in questo momento.

È questo il parametro di giudizio usato per la maggiore nel giudicare noi stessi e i nostri figli, gli uni nei confronti degli altri.

Gli atteggiamenti di rabbia, gelosia e aggressività del bambino creano nell’ambito familiare un turbamento che indirizza le energie dei genitori sia a comprenderne le motivazioni sia a riportare la situazione ad un equilibrio accettabile. Tutto ciò provoca un grande dispendio di forze da parte di mamma e papà, spesso già affaticati dalle vicissitudini quotidiane.

Ci sono poi, alcuni genitori che s’illudono che, ignorando le emozioni negative dei figli, queste spariranno da sole, come per magia. Sappiate che, né la sopravvalutazione, né l’indifferenza sono la soluzione. Il vero aiuto dei genitori verso i propri figli è la comprensione che il problema non sta nelle emozioni né nei sentimenti negativi; piuttosto nei comportamenti: tutti i sentimenti e tutti i desideri sono accettabili, ma non lo sono tutti i comportamenti.

In altre parole rabbia, gelosia e aggressività sono emozioni che accompagnano la crescita dei nostri figli: accogliamole senza timore e vergogna. Solo convincendo noi e i nostri figli della normalità di quelle emozioni, possiamo fare un passo avanti verso la crescita.

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