Io e gli Altri: Quando il Pregiudizio Condiziona i Rapporti

 In Persona

Alla base di atteggiamenti verso gli altri, non basati sull’esperienza diretta, vi sono spesso stereotipi e pregiudizi.

Uno stereotipo corrisponde a una credenza o a un insieme di credenze in base a cui un gruppo di individui attribuisce determinate caratteristiche a un altro gruppo di persone. Gli stereotipi assomigliano molto a degli schemi mentali e quando per valutare o prevedere il comportamento di una persona ricorriamo ad essi, non facciamo altro che utilizzare come scorciatoia mentale l’ipotesi che chi rientra in una determinata categoria avrà probabilmente le caratteristiche proprie di quella categoria. Lo stereotipo infatti, non si basa su una conoscenza di tipo scientifico, ma piuttosto rispecchia una valutazione che spesso si rivela rigida e non corretta dell’altro, in quanto attraverso gli stereotipi si tende in genere ad attribuire in maniera indistinta determinate caratteristiche a un’intera categoria di persone, trascurando cioè tutte le possibili differenze che potrebbero invece essere rilevate tra i diversi componenti di tale categoria. Ma, non necessariamente tutti gli stereotipi sono negativi, spesso sono utili strategie mentali, quando utilizzati per raggruppare insieme categorie di persone con oggettive caratteristiche comuni.

Il fratello cattivo dello stereotipo è invece il pregiudizio: un pregiudizio è un’opinione preconcetta concepita non per conoscenza precisa e diretta del fatto o della persona, ma sulla base di voci e opinioni comuni. Il significato di pregiudizio è cambiato nel tempo: si è passati dal significato di giudizio precedente a quello di giudizio prematuro e infine di giudizio immotivato, di idea positiva o negativa degli altri senza una ragione sufficiente.

Bisogna anche distinguere il concetto errato dal pregiudizio: un pensiero infatti diventa pregiudizio solo quando resta irreversibile anche alla luce di nuove conoscenze.

Un pregiudizio può essere considerato un atteggiamento e come tale può essere trasmesso socialmente, e ogni società avrà dei pregiudizi più o meno condivisi da tutti i suoi componenti.

Noi tendiamo a formare i nostri pregiudizi soprattutto relativamente a persone appartenenti a un gruppo diverso dal nostro, di cui necessariamente avremo una conoscenza meno approfondita, e di cui saremo quindi meno in grado di vedere differenziazioni interne.

Nessuno di noi è immune dal provare pregiudizio, sia come soggetti, sia come destinatari di esso; anzi, spesso, il nutrire pregiudizi relativamente a determinate categorie di persone porta a modificare il nostro comportamento sulla base delle nostre credenze, con la conseguenza di creare le cosiddette profezie auto-verificantesi: condizioni tali per cui ipotesi formulate sulla base di pregiudizi si verificano.

Dunque, è possibile eliminare i pregiudizi? Sarò sincera: non è facile.

Non è facile perché essi sono strettamente legati alla nostra cultura, alla nostra società e alla vita sociale in generale, vantano quindi di una forte influenza sulle persone.

Possiamo agire, e a mio avviso dovremmo, al fine di non farli radicare nella nostra mente come unica interpretazione possibile della realtà. Dovremmo darci tempo e modo di capire bene se il nostro pensiero, la nostra idea rispetto alla persona che abbiamo di fronte, sia effettivamente realistica, o se invece resta verosimile, ipotetica, possibile, ma non veritiera. Darci tempo e modo vuole dire sforzarci di guardare oltre, vivere esperienze dirette con le persone e creare un bagaglio di informazioni sulla cui base, poi, solo in seguito, possiamo sviluppare la nostra idea…a questo punto basata sull’esperienza.

E per fare questo, dobbiamo essere necessariamente disposti a rivedere le nostre convinzioni.

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