Essere Coach di Se Stessi

 In Persona

Il coaching è definito come una pratica attraverso la quale un professionista, il coach, può aiutare il coachee che lo richiede, a raggiungere uno specifico risultato. Si tratta quindi di un metodo, fondato sulla relazione che si instaura tra due soggetti; quest’ultima è all’insegna della creatività e della ricerca, con l’obiettivo di individuare quelle che sono le potenzialità e le abilità del soggetto richiedente l’intervento del coach professionista, ed eventualmente potenziarle.

Questa è la definizione generale, “accademica” e professionalmente oggi condivisa. E quando diventa difficile raggiungere risultati nella quotidianità, quando anche portare a termine un impegno con noi stessi (non consideriamo per un attimo quelli presi con gli altri) ci sembra impossibile e quindi procrastinare diventa la regola del nostro pensare e di conseguenza agire…cosa possiamo fare? Cosa davvero facciamo?

La maggior parte delle volte tendiamo a rimandare, continuando ad agire/non agire, in realtà, in quella zona di stallo che si crea tra il  nostro desiderio di realizzare, raggiungere qualcosa o migliorare un nostro aspetto, sia esso fisico o emotivo, e la trasformazione di questo desiderio in un obiettivo che sia raggiungibile e realizzabile.

Occorre incrementare le nostre potenzialità nei punti dove esse sono carenti, agendo sui nostri punti deboli, e soprattutto rendendo questi punti deboli delle zone di miglioramento.

E’ in questa accezione che si inserisce per ciascuno la necessità di diventare coach di se stessi ed agire affinché quello che si pensa di volere o di fare, effettivamente poi si realizzi. Non si tratta semplicemente di credere in se stessi, in questo caso si deve agire su se stessi, sul proprio modo di pensare, sul proprio modo di rinforzare la propria mente, indirizzandola costantemente verso l’obiettivo che ci si è prefissati. Per fare questo, occorre in principio definire obiettivi realistici e realizzabili secondo le attuali capacità. Non si può realisticamente riuscire a correre da domani per 5 km al giorno, presi dall’entusiasmo delle belle giornate e dall’euforia di avere intorno amici sportivi, se mai fino ad oggi sono state indossate le scarpe da ginnastica. Non si può oggettivamente pretendere da se stessi di iniziare a svegliarsi tutte le mattine molto presto, perché si è circondati da persone che ci riescono e ne raccontano tutti i benefici, se si ha uno stile di vita che porta ad addormentarsi molto tardi o un lavoro su turni che destabilizza costantemente il ritmo sonno-veglia. Non è obbiettivamente realizzabile perdere peso se, alle prese con il più efficace piano alimentare, si rimanda sempre al famoso “lunedì” l’inizio della dieta.

In questi e molti altri casi, essere coach di se stessi vuol dire ridimensionare i propri obiettivi e porli in modo tale da rendere a se stessi più agevole il compito di potenziare le proprie carenze. Ridimensionare gli obiettivi, non è una sconfitta, vuol dire dare valore ai processi di conoscenza di sé, conoscenza di quanto si è in grado di fare oggi e proiezione verso quanto si vuole diventare e realizzare domani; e quindi, ridimensionare gli obiettivi vuol dire essere in grado di assumere una progressiva consapevolezza dei propri punti di forza e di debolezza anche quando si è alle prese con momenti critici, tipici dei processi di cambiamento.

E su questi punti di forza e debolezza agire come dei coach, costanti, presenti e pressanti se serve, al fine diventare la migliore versione di se stessi.

 

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