Cambiare non è sempre faticoso.

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A seguito di una discussione, di un confronto o di un litigio in cui sentiamo messi in discussione i nostri modi di essere e di agire, capita, nella fase che segue la rabbia in cui inizia la riflessione, di ripete a noi stessi: “voglio cambiare, non voglio più agire come ho fatto fino ad ora; se agli altri arriva questo di me…no, non mi piace e voglio cambiare!”.

Ammirevole come ragionamento…..non così immediato nella realizzazione.

In realtà, non serve forzare, fare grandi fatiche e grandi opere per attivare il cambiamento: uno stimolo dolce e leggero, rispettoso dei nostri limiti, attiva risorse interne che poi in un certo modo lavorano da sé.

Il Principio del minimo stimolo afferma che quanto minore è lo stimolo, tanto maggiore è la potenzialità dell’organismo di riformarsi e riorganizzarsi (Eva Reich).

Quando si supera il limite della rabbia o della frustrazione per esempio, in ciascuno di noi esiste il pericolo che si ripeta una sorta di “contrazione originaria” e che la corazza di difesa che tutti abbiamo si ispessisca anziché sciogliersi. Con un metodo gentile, invece, i blocchi si possono sciogliere e possono emergere emozioni che ora possono essere affrontate. Bisogna permetter a questo processo di evoluzione e di crescita di ciascuno di noi di svolgersi senza spingere né forzare; il minimo stimolo mette in atto un processo che si sviluppa da sé.

Dunque, conoscere se stessi non è sempre un processo faticoso o doloroso, piuttosto, richiede un lavoro attento e costante.

 

“C’è un solo angolo dell’universo che puoi essere certo di poter migliorare, e questo sei TU.”

(Aldous Huxley)

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