Bambini 6-10 anni: 3 cose che puoi fare per renderli responsabili.

 In Crescita, Maternità e Lavoro

A partire dai 6 anni, i bambini iniziano ad assere in grado di comprendere piccoli accenni che fanno riferimento al loro senso di responsabilità, inteso come IMPEGNO: “mi prendo l’impegno di rispettare questa cosa che mi chiede la mamma” – “se rispetto quello che mi ha chiesto papà, potrò poi fare quel gioco, visitare quel posto, che mi piacciono tanto”.

Questo, a primo impatto, può apparire come il classico meccanismo del ricatto, nel quale molti genitori si trovano invischiati e dal quale non riescono poi a distaccarsi, ancor più, quando tale meccanicismo, disfunzionale a priori ma che per un periodo ha garantito risposte a compiti dettati al bambino, ad un certo punto non porta  più i risultati sperati, perché i figli non rispondono più con l’obbedienza…bensì con la mancanza di ascolto, e nei casi più gravi con rifiuto ed opposizione fisiche forti.

A questo punto il genitore inizia a sentirsi minacciato nel suo ruolo genitoriale ed arriva, continuando a ripetere tale schema in modo automatico, a sentirsi inefficace e soprattutto, incapace.

Questo passaggio, dall’obbedienza incondizionata, (che se siete fortunati, dura dai 2 ai 5 anni al massimo) ad una disobbedienza altrettanto forte, è dovuta all’evoluzione e crescita dei vostri bambini. E’ fisiologica, inevitabile e, lasciatemelo dire, giusta!

Riprendendo le prime righe, quello che comunemente non si coglie  nelle espressioni riportate dai bambini, che sono reali e da me riscontrate attraverso laboratori svolti con bambini dai 6 ai 10 anni, è l’elaborazione verbale, conseguenza dello sviluppo cognitivo, che i bambini in questa fascia di età sono in grado di fare. Tale elaborazione, non è spontanea, ma appresa, dall’interazione con le persone di riferimento, specificamente i genitori. E’ dall’interazione di un certo tipo, che nascono elaborazioni e risposte più o meno funzionali, più o meno responsabili.

E come si avvia un’interazione funzionale? A piccoli passi, io qui ne suggerisco tre, che possono rivelarsi particolarmente utili:

1) Parlate con i vostri figli: esplicitare al bambino che vi siete accorti che c’è qualcosa che lo disturba, lo innervosisce, lo rende scontento facendo esempi ancorati alla sua realtà “vedo che ti infastidisce rimettere in ordine i tuoi giochi”, “la maestra mi ha detto che a scuola non ti piace fare i compiti che ti chiede”, “so che fare i compiti ti annoia”, e quindi proseguire con “C’è qualcosa che ti rende triste? Nervoso? Annoiato o altro?”

2) Dategli il tempo di rispondere e concedetevi tempo per ascoltare le risposte: ogni comportamento di contestazione è manifestazione di un malcontento che cerca di emergere, seppur con modalità non consone e non condivisibili (altrimenti che contestazione sarebbe?); ma dietro ogni risposta diversa dalle aspettative la maggior parte delle volte risiede una forma di sofferenza. Siate pronti ad ascoltare una risposta che non vi farà piacere avere, che apparirà ai vostri occhi esagerata e non proporzionata alle cause che possono averla generata, ma non ribattete MAI con “ma non è vero!” o  “non dire bugie!”, “non dire stupidaggini!!” poiché il senso di frustrazione che ne deriverebbe nel vostro bambino per non essere preso sul serio, lo porterebbe i futuro a non aprirsi più,  a non credere all’interesse che mostrate ai suoi stati d’animo e alla sua persona…

3) Facciamo un contratto: si, proprio un contratto! Che sia esso in forma orale, o scritta (che io suggerisco sempre per dare maggiore senso di realtà e facilitare la memorizzazione delle informazioni che conterrà) l’importante è che in esso siano contenuti 2 (all’inizio non di più) compiti/doveri/impegni, ritenuti prioritari per  voi genitori, e che il bambino dovrà rispettare/portare a termine,  ed 1 desiderio che lui potrà realizzare per aver rispettato tali compiti. La sottile, però realistica, differenza tra questa tecnica e la modalità del ricatto descritto nelle prime righe, sta nell’interazione. Qui, il contratto, o patto, o impegno, che le parti (voi e i vostri figli) predono, è reciproco (anche voi dovrete rispettare il desiderio del bambino, nei tempi e modi definiti insieme), e si fa appello al senso di responsabilità e di maturazione presente sì a diversi livelli tra le persone che interagiscono (sempre voi e i vostri figli), ma reso comprensibile ed attuabile proprio in funzione di questi diversi livelli di maturazione che entrano in relazione in modo diverso rispetto a quanto fatto fino a poco prima, un livello di interazione che si fa strada attraverso i primi due punti, che predispongono voi, ma soprattutto i vostri figli, ad un ascolto diverso, più attivo e attento, alle richieste che non suonano più solo come imposizioni, ma come impegni che appunto devono compiere e portare a termine con responsabilità consona alla loro età.

Se avete figli in questa fascia di età, e vivete una fase di stallo nell’interazione con loro per quanto vi ho raccontato qui,  considerate questi suggerimenti come spunti di partenza e concedetemi un’ultima riflessione: condividete queste parole con i vostri compagni/le vostre compagne, attivate questa NUOVA modalità solo quando avrete tempo, modo, voglia, pazienza, forza e costanza di portarla avanti, perché, come tutti i cambiamenti, richiede del tempo e dovrete mettere in conto passi avanti ed altrettanti passi indietro nel processo di acquisizione di un nuovo tipo di interazione.

Lascia un Commento